Intervista all’attrice regista Maria Laura Moraci: il suo sogno? raccontare storie visionarie

Maria Laura Moraci artista, regista, attrice romana, è ancora in giro per il mondo per presentare il suo cortometraggio EYES, dedicato a Niccolò Ciatti, il 22enne picchiato a morte da tre coetanei nell’indifferenza.

 

Come prima domanda vorrei chiederti come nasce questa passione per il cinema?

Ricordo che, quando ero alle elementari, mio padre mise Sky a casa. Da quel momento vedo minimo tre film al giorno. Tuttora è così, ma si sono aggiunte molte serie tv che mi divoro a ritmi pazzeschi. Direi quindi che la passione per il cinema mi è nata vedendolo e mi è stata trasmessa da mio padre. Il primo film che vidi al cinema fu Big Fish di Tim Burton e dopo quel film come fai a non innamorarti di questo mondo?! Gli altri film grazie ai quali questa passione non si è mai spenta sono: Nuovo cinema paradiso, I cento passi, Into the wild, Across the universe, V per Vendetta, L’odio, L’onda, Jules e Jim, Harold e Maude, Il grande dittatore, La vita è bella, La leggenda del pianista sull’oceano, Sette anime, Donnie Darko, Se mi lasci ti cancello, The Truman show, Control, Quando l’amore brucia l’anima, Wild, 500 giorni insieme, Ragazze interrotte, Io non ho paura, Come dio comanda, Il portiere di notte, Scarpette rosse, A time for dancing, Save the last dance, La siciliana ribelle, La migliore offerta e molti altri. Li ho tutti visti alle medie e i primi anni del liceo, e hanno contribuito a rendermi la persona che sono, caratterialmente e ideologicamente.

Attrice/regista: qual è il ruolo che tu ami di più?

L’attrice. Nasco e rimango attrice. Di cinema, teatro, tv, spot e videoclip ma sempre attrice.

Partiamo dal debutto. Come si è sentita ad essere chiamata regista?

Strana. Mi sono sentita molto bene ma mi fa comunque strano. Come dico sempre non mi sento all’altezza di esser chiamata tale. Sono un’attrice che ha fatto la sceneggiatrice e regista per due corti. Sì, stanno andando molto bene sia di critica, che di pubblico, che di premi ai festival ma resto comunque sempre un’attrice. Però almeno personalmente ho scoperto di provare molte più emozioni e soddisfazioni a fare la regista. Secondo me quando un lavoro va bene tra il pubblico è molto più appagante esser regista che attrice ma se va male il senso di responsabilità è maggiore. Per ora in questi due corti è andata e sta andando benissimo ma il merito non è mio ma di tutte le persone che hanno contribuito a realizzare questi due lavori. In futuro non so se rischierei di nuovo. Forse sì ma con cautela. Comunque nulla mi vieta di continuare a fare entrambe le cose.

Come nasce l’idea del tuo cortometraggio EYES?

Nasce a metà dicembre 2017, mentre con Elisa Fois e Francesca Aledda lavoravamo sul sensoriale della vista in classe di recitazione alla Yd’Actors. Poi ho scritto di getto in un pomeriggio la sceneggiatura. “Eyes” nasce da un esercizio di recitazione, ma già da quattro mesi avvertivo l’esigenza di raccontare il tema dell’indifferenza e della violenza. Ad Agosto 2017, saputa la notizia su Niccolò Ciatti, rimasi sconvolta dalla brutalità di quelle tre bestie che lo avevano pestato a morte, ma soprattutto dalla non reazione delle persone attorno. Questo evento mi suscitò molto dolore e rabbia, e così decisi di far qualcosa, denunciando l’accaduto con i mezzi che avevo, per non farlo dimenticare, e con la speranza che non si ripeti mai più.

Rimanendo nel tuo settore quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Continuare a far provini  da attrice e finire di scrivere il lungo che però non voglio dirigere io ma esserne la protagonista femminile. Poi danzo ancora per il violoncellista Fabio Cavaggion e spero di fare anche esibizioni di danza contemporanea fuori il Lazio e l’Italia. Ecco, i miei progetti futuri sono questi: continuare così, lottando sempre per ciò in cui credo. Fare in eterno teatro, cinema, tv e danza. Per ora dal 2013 ci riesco, speriamo continui sempre così. Incrociamo le dita! Citando Guccini: “Sono fiero del mio sognare…di questo eterno mio incespicare”

C’è un attore/attrice con cui vorresti lavorare?

Certo! Ma ce n’è molto più di uno. Te ne dico solo alcuni: Luca Marinelli, Michele Riondino, Elio Germano, Toni Servillo, Claudia Gerini, Laura Morante, Alessandro Borghi e Massimo Popolizio. Parlando di sogni: lavorare con uno di loro, lo sarebbe davvero. Anche che Daniele Ciprì e Andrea Baracca (Red) era un sogno che accettassero di fare rispettivamente la fotografia e la color del mio ultimo corto di finzione ma l’hanno fatto. Sognare è gratis ed è molto meglio averglielo proposto, rischiando un no come risposta che vivere di rimpianti.

Cosa accade nella tua vita privata?

Nella mia privata sono una persona normalissima. Insegno judo ai bimbi dai 4 ai 13 anni nella palestra comunale: li adoro! Poi scrivo poesie, faccio fotografie come fotografa e fotomodella. Mi piace andare al cinema, alle mostre, ai concerti e uscire… adoro giocare a biliardino e a scacchi. Sto sempre a San Lorenzo.

Ultima domanda, il senso della vita?

Perché ne ha uno?! (ride) Sicuramente la vita avrà un senso ma io forse sono la persona meno indicata a cui chiederlo. Non so nemmeno se ho risposto in maniera sensata alle domande di prima. (ride) No, a parte gli scherzi, sicuramente la vita ha senso se si corrono rischi e si combatte per realizzare i propri sogni altrimenti per me non ne vale neanche la pena viverla. Il senso della vita è la vita stessa. Ha senso se si ama e si dà, non pensando solo al ricevere o ad un tornaconto personale. Il senso della vita è vivere con armonia, aiutando se occorre chi ha bisogno, ma soprattutto è l’andare avanti per goderne ogni attimo rimanendo liberi, non preoccupandosi dei giudizi altrui. Mai farsi condizionare perché altrimenti vivresti la vita di un altro e allora veramente la tua propria vita perderebbe di senso, non essendo più tua ma una copia o una volontà di un altro, solo perché la maggioranza fa così o tutti credono sia il modello unico con una sola identica strada da percorrere. Il gioco lo dobbiamo condurre noi. Sempre. Solo noi possiamo esser i registi della nostra vita e dirigerla come vogliamo e riempiendola del senso che preferiamo.

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