Raimondo Pirro – La Formula 1 appassiona milioni di sportivi in tutto il mondo e il cinema ha più volte dedicato ad essa interessanti pellicole.

La Formula 1 appassiona milioni di sportivi in tutto il mondo e il cinema ha più volte dedicato ad essa interessanti pellicole.  Film cult del genere è certamente Grand Prix del 1966 diretto da John Frankenheimer, vincitore di tre premi Oscar, che racconta di un pilota che dopo un incidente viene licenziato e passa a una nuova scuderia riuscendo a trovare la riscossa e la vittoria del mondiale.  Da citare anche la pellicola dal titolo Driven del 2001 interpretata da Silvester Stallone e diretta da Renny Harlin. Ad essa hanno preso parte campioni veri di formula 1 coma Jean Alesi, Pablo Montoya e Jacques Villeneuve. Sebbene abbia ricevuto giudizi negativi dalla critica questo film è stato apprezzato da buona parte del pubblico.    Uno degli ultimi lungometraggi della formula 1 porta, infine, la firma del regista premio Oscar Ron Howard che nel 2013 ha realizzato la pellicola dal titolo Rushche racconta la rivalità tra Niki Lauda e James Hunt. Sono tutti da vedere Adrenalina Blu- La leggenda di Michel Vaillantdel 2003, Giorni di tuono del 1990 con Tom Cruise  e Un attimo una vita con Al Pacino del 1977. Raimondo Pirro

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Enrico Fresolone: Il piano B di Apple: un iPhone sempre meno cinese

La “Mela” vuole produrre device che non abbiano al suo interno componenti cinesi. E per questo sta valutando concretamente l’ipotesi di delocalizzare la produzione in Messico, India, Vietnam, Malesia e Indonesia

di CLAUDIO GERINO

APPLE sembra aver deciso: almeno il 30 % della produzione di device targati “Mela” non dovrà avere all’interno componenti “made in China”. L’orientamento della multinazionale americana è sicuramente legato alla guerra commerciale che l’amministrazione Usa e, in prima persona Donald Trump, ha lanciato contro Huawei, con le inevitabili ripercussioni a livello di dazi doganali, forniture di materie prime e anche di assemblaggio delle componenti dei dispositivi hardware come iPhone, iPod, iPad, Air Pods, ma che riguarderebbe anche i Mac e i Macbook. Apple è fortemente orientata a ridurre la vera e propria “dipendenza” per i propri device dalle industrie cinesi, probabilmente ben cosciente che l’inasprirsi della guerra commerciale tra Usa e Cina farebbe scontare alla multinazionale americana pesanti ripercussioni. Cupertino sa bene che se l’amministrazione Trump decidesse di bloccare tutte le importazioni dalle aziende cinesi o imporre ulteriori dazi, la possibilità di rimanere competitivi sul mercato degli smartphone e dei computer potrebbe essere fortemente compromessa.

La fonte di questa notizia è Nikkei Asian Review che ha anche indicato verso quali paesi Apple vorrebbe trasferire la produzione dei componenti e l’assemblaggio dei device: al primo posto ci sarebbe il Messico, con cui Donald Trump sta cercando di stabilire accordi commerciali in cambio di maggiori controlli alle frontiere con gli Stati Uniti. Ma tra le nazioni papabili ad ospitare fabbriche dedicate alla multinazionale di Cupertino ci sono anche Vietnam, Malesia e Indonesia.

A frenare, in parte, una decisione che, comunque, sembra essere già presa nella sostanza, sono i costi della delocalizzazione dalla Cina. E quanto ad Apple peserebbe, in termini di mercato e di investimenti, fare a meno di Foxconn e dei principali fornitori di componenti per iPhone che ora producono per la Mela. Dal canto suo, Foxconn, nei giorni scorsi, aveva rassicurato Apple sulla propria disponibilità a “trasferire” a fabbriche fuori dalla Cina le consegne finora destinate alla casa di Cupertino. Ma evidentemente queste rassicurazioni sembrano non bastare a Apple, anche perché sta sorgendo un vero e proprio movimento all’interno degli Stati Uniti che, anche nel campo tecnologico, vorrebbe il primato del “made in Usa”.

Sul terreno dello scontro tra Usa e Cina, Apple potrebbe subire anche pesanti difficoltà per il lancio dei futuri device, in primo luogo l’iPhone 11 (o forse si chiamerà iPhone XI) che sarà presentato a settembre. Gli accessori compatibili con questo futuro smartphone sono già in via di realizzazione e – dalle indiscrezioni emerse – sembra che l’iPhone XI avrà tre diverse versioni e anche tre fotocamere posteriori, una delle quali dotata di teleobiettivo.

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Wassily Kandinsky. biografia dell’artista dell’anima

Nato il 16 dicembre 1866 (4 dicembre O.S.) a Mosca, era figlio di Lidija Tičeeva (1840-1910) e Vasilij Silvestrovič Kandinskij (1832-1926), ricco commerciante di tè. Nel 1870 la famiglia si trasferì a Monaco di Baviera. L’anno successivo i suoi genitori divorziano e il piccolo Vasilij si trasferisce ad Odessa a casa della zia Elizaveta Tičeeva dove riceve le prime nozioni di disegno, dopo che da bambino, durante un viaggio a Venezia con i genitori, si innamorò delle luci notturne della città. Con lei imparò anche a suonare il violoncello, con il quale suonò nell’orchestra della scuola e proseguì con un maestro di disegno le lezioni di pittura. Dal 1886 al 1889 studia legge a Mosca. Nel 1892 si laurea, e nello stesso anno si decide a sposare la cugina Anja Čimiakin, che aveva conosciuto all’Università di Mosca e con la quale aveva stabilito un rapporto di grande intesa e affinità intellettuale. Nel 1896 rifiuta un posto di docente all’Università di Dorpat in Estonia, per studiare arte presso l’Akademie der Bildenden Künste di Monaco di Baviera dove è allievo di Franz von Stuck. Si stabilisce nel quartiere di Schwabing, in seno a una grande comunità di artisti, rivoluzionari russi, musicisti, scrittori e persone creative in generale.

La città in quel periodo sta abbandonando la moda simbolista per diventare una delle capitali dello Jugendstil. Nel 1901 Kandinskij vi fonda il gruppo Phalanx, e tra il gruppo dei suoi studenti conosce la sua futura compagna di vita Gabriele Münter. Con l’obiettivo principale di introdurre le avanguardie francesi nell’ambiente artistico tradizionalista di Monaco, apre una scuola in cui tiene lezione. I suoi dipinti dei primi anni del secolo sono paesaggi eseguiti a spatola, all’inizio ombrosi, e poi di una intensità quasi fulva; dipinge anche temi fantastici derivanti dalla tradizione russa o dalle leggende del medioevotedesco; questo periodo è caratterizzato dalla sperimentazione tecnica, in particolare dell’uso della tempera su carta scura, per dare l’illusione di una superficie illuminata da dietro in trasparenza.

La consistenza tonale del chiaroscuro evidenzia lo schema, cancellando la distinzione tra figure e sfondo e dando come risultato una composizione quasi astratta. Nel 1902 espone per la prima volta con La Secessione di Berlino e realizza le sue prime xilografie. Nel 1903 si trasferisce in Italia a Torino, nel Sudafrica (dove esporrà in seguito alcune sue opere) e in Russia. Nel 1904 espone nel Salone d’Autunno di Parigi. Assieme a Gabriele Münter compra nel 1908 una casetta a Murnau in Alta Baviera: nominata “Russenhaus” (“la casa dei russi”), diventerà luogo di incontro di innumerevoli artisti e musicisti di tutto il mondo. A Murnau Kandinskij crea i primi lavori in cui, utilizzando colori accesi e antinaturalistici, dipinge immagini prive di volume e sperimenta sulle forme e sui colori, dando così il via all’astrazione dal reale e del normale.

La prima esposizione del gruppo, denominato NKVM (Neue Künstlervereinigung München, Associazione dei Nuovi Artisti di Monaco), ha luogo nel 1909 neWassily Kandinsky. “Schichtweisella Galleria Heinrich Thannhauser di Monaco. Fino alla fine del decennio, le pitture di Kandinskij denotano una gran tendenza all’appiattimento per l’intensità equivalente delle aree di colore e la superficie rilucente che distrugge ogni illusione di profondità. La serie di quadri di fantini in competizione comincia nel 1909 e in essa la linea dell’orizzonte si va gradualmente sradicando, come del resto ogni altro riferimento spaziale. Nel 1910 produce il suo primo acquerello astratto, dove nelle macchie più scure predominano due colori, il rosso e l’azzurro, che evidentemente considera relazionati perché si trovano sempre insieme. «Il rosso è un colore caldo e tende a espandersi; l’azzurro è freddo e tende a contrarsi. Kandinskij non applica la legge dei contrasti simultanei, ma la verifica; si serve di due colori come di due forze controllabili che possono essere sommate o sottratte e, secondo i casi, cioè secondo gli impulsi che riceve, si avvale di entrambi affinché si limitino o si esaltino a vicenda. Ci sono anche segni lineari, filiformi; sono, in un certo modo, indicazioni di movimenti possibili, sono tratti che suggeriscono la direzione ed il ritmo delle macchie che vagano sulla carta. Danno movimento a tutto l’acquerello» (Argan). Nella IV Composizione del 1911, le figure sono talmente semplificate, il colore è talmente arbitrario e lo spazio talmente confuso che è impossibile distinguere l’argomento senza riferirsi ai quadri precedenti della serie.

Lo spettatore è particolarmente disorientato dal modo in cui usa la linea: tanto come elemento indipendente, quanto come limite per il colore. L’artista affronta la pittura astratta attraverso tre gruppi di opere, che anche nelle loro denominazioni indicano il legame dell’arte di Kandinskij con la musica: “impressioni”, “improvvisazioni” e “composizioni”. Impressioni sono i qWassily Kandinsky. “Schichtweiseuadri nei quali resta ancora visibile l’impressione diretta della natura esteriore; improvvisazioni, quelli nati improvvisamente dall’intimo e inconsciamente; composizioni quelli alla cui costruzione partecipa il cosciente, definiti attraverso una serie di studi. Kandinskij dopo questo passaggio, non ritornerà mai più alla pittura figurativa.

Nel 1911 Kandinskij e Franz Marc si ritirano dal NKVM e pongono le basi del Blaue Reiter, pubblicando un almanacco nel 1912. Il nome origina dal titolo di un quadro di Kandinskij. La prima esposizione ha luogo a dicembre, nella galleria Thannhauser di Monaco di Baviera. Nello stesso anno pubblica Lo Spirituale nell’Arte, famoso e decisivo libro di Kandinskij, non un manifesto artistico, ma un testo che ricorda uno scritto filosofico, annunciando l’avvento di un’era che soppianterà il materialismo dell’età moderna[1]. Nel libro teorizza quello che va sperimentando nella sua pittura, cioè il rapporto tra forma e colore, alla base dell’astrazione. Nel 1912 viene pubblicato l’almanacco con le opere di Kandinskij e Marc, ed ha luogo la seconda esposizione del Blaue Reiter nella galleria Hans Goltz.

Nello stesso anno si tiene la prima mostra personale di Kandinskij nella galleria Der Sturm di Berlino. I temi preferiti di Kandinskij in questo periodo sono violenti e apocalittici, e traggono origine dalle immagini religiose popolari di Germania e Russia. Prima del 1912 il suo lavoro è già passato per diverse evoluzioni produttive. Nel 1913 quando dipinge Linee Nere già non si può più parlare Wassily Kandinsky. “Schichtweisedi astrazione a partire da un soggetto; il colore e la linea hanno assunto tanta autonoma espressività da non seguire più un modello prestabilito. Opere come questa sono le prime realmente astratte.

Il percorso di Kandinskij verso l’astrazione trova giustificazione teorica in Astrazione e Empatia di Wilhelm Worringer, pubblicato nel 1908. Worringer argomenta che l’usuale gerarchia di valori, basata su leggi rinascimentali, non è valida per considerare l’arte di altre culture; molti artisti creano dalla realtà ma con un impulso astratto, cosicché le ultime tendenze dell’arte si trovano in società meno materialiste. Kandinskij era anche interessato alla Teosofia, intesa come la verità fondamentale che fa da sottofondo alla dottrina ed ai rituali in tutte le religioni del mondo; il credere in una realtà essenziale nascosta dietro le apparenze fornisce una naturale razionalità all’arte astratta.

Decisiva fu la partecipazione del pittore, il 2 gennaio 1911, ad un concerto del compositore austriaco Arnold Schönberg: rimase profondamente colpito dalla musica che ebbe modo di ascoltare, dando forma alle sue impressioni nel dipinto Impressione III: Concerto. Successivamente Kandinskij scrisse a Schönberg, sottolineando la ricerca che li accomunava, dando vita ad un interessante scambio epistolare. [2]

In Lo Spirituale nell’Arte, parla di una nuova epoca di grande spiritualità e del contributo che le dà la pittuWassily Kandinsky. “Schichtweisera. La nuova arte deve basarsi sul linguaggio del colore e Kandinskij dà indicazioni sulle proprietà emozionali di ciascun tono e di ciascun colore, a differenza delle precedenti teorie sul colore, egli non si interessa dello spettro, ma solo della risposta dell’anima. Nel 1913 partecipa con una sua opera all’Armory Show di New York e, allo scoppio della prima guerra mondiale, torna in Russia lasciando la sua compagna Gabriele Münter che rimarrà a Murnau nella loro casa comune fino alla morte, conservando una vastissima raccolta di quadri di Kandinskij, donati successivamente alla città di Monaco di Baviera e conservati nella Lenbachhaus.

Kandinskij rimarrà a Mosca fino al 1921. A partire dalla Rivoluzione di ottobre, Kandinskij svolge un lavoro amministrativo per il Commissariato del Popolo per l’Educazione; tra i progetti di questo organismo c’è la fondazione di vari musei e la riforma del sistema scolastico nell’ambito delle Scuole d’Arte. Nel 1914 viene allestita una mostra personale alla Galleria Thannhauser a Monaco e nel “Kreis für Kunst” a Colonia. Kandinskij esegue quattro granWassily Kandinsky. “Schichtweisedi murali per la villa di Edwin A. Campbell a New York. Il 1º agosto scoppia la prima guerra mondiale.

Il 3 agosto si rifugia in Svizzera con Gabriele Münter. Compie lunghi soggiorni a Goldach am Bodensee, dove lavora a Punto, linea, superficie e alla composizione per palcoscenico Sipario viola. Nel novembre intraprende da solo un viaggio verso la Russia, via Zurigo, per un soggiorno a Mosca. Tra il dicembre 1915 e il marzo 1916 sosta a Stoccolma, dove incontra per l’ultima volta Gabriele Münter in occasione di una mostra alla galleria Gummenson. Nel febbraio 1917 sposa Nina Andreevskaja, figlia di un generale, con cui intraprende un viaggio di nozze in Finlandia. Nello stesso anno nasce il figlio Volodia, che muore nel 1920.

Vasilij Kandinskij, Ritratto di Nina Kandinskij, 1917

Nel 1921 si ritira dall’Istituto per la cultura artistica di Mosca. Viene incaricato di creare la sezione psicofisica della neofondata Accademia delle scienze artistiche, di cui diventa vicedirettore e di cui dirige il laboratorio delle riproduzioni. In dicembre però, lascia la Russia assieme alla moglie e si trasferisce a Berlino. Tra il 1922 e il 1933 lavora come insegnante di decorazione murale al Bauhaus, prima a Weimar, e poi, dopo il trasferimento della scuola, a Dessau. Gli anni del Bauhaus sono caratterizzati dall’amicizia con Paul Klee e dalla pubblicazione di un altro saggio fondamentale: Punto e linea sul piano. Con l’instaurazione della dittatura, accusato di bolscevismo, è costretto ad abbandonare il paese e a trasferirsi a Neuilly-sur-Seine, un sobborgo di Parigi.

Nel 1937 a Monaco viene realizzata la mostra d’arte degenerata, con cui Adolf Hitler si propone di condannare le nuove avanguardie artistiche. Nella mostra compaiono circa 50 opere di Kandinskij, poi vendute a basso costo all’asta ad acquirenti stranieri. Nel 1938 partecipa alla mostra Abstracte Kunstnello Stedelijk Museum di Amsterdam. Nello stesso anno pubblica quattro poesie e silografie nella rivista Transition. Il suo saggio L’Art Concert esce sul primo numero del XXe Siècle. Nel 1942 dipinge la sua ultima grande tela, Tensions délicates. In seguito, realizza soltanto opere di piccolo formato su cartone catramato. Personale alla Galerie Jeanne Bucher di Parigi. Muore nel 1944 nell’abitazione di Neuilly-sur-Seine dove ha vissuto negli ultimi dieci anni della sua vita.

Kandinskij, nelle sue opere, espone le sue teorie sull’uso del colore, intravedendo un nesso strettissimo tra opera d’arte e dimensione spirituale. Il colore può avere due possibili effetti sullo spettatore: un “effetto fisico”, superficiale e basato su sensazioni momentanee, determinato dalla registrazione da parte della retina di un colore piuttosto che di un altro; un “effetto psichico” dovuto alla vibrazione spirituale (prodotta dalla forza psichica dell’uomo) attraverso cui il colore raggiunge l’anima. Esso può essere diretto o verificarsi per associazione con gli altri sensi. L’effetto psichico del colore è determinato dalle sue qualità sensibili: il colore ha un odore, un sapore, un suono.

Perciò il rosso, ad esempio, risveglia in noi l’emozione del dolore, non per un’associazione di idee (rosso-sangue-dolore), ma per le sue proprie caratteristiche, per il suo “suono interiore”. Kandinskij utilizza una metafora musicale per spiegare quest’effetto: il colore è il tasto, l’occhio è il martelletto, l’anima è un pianoforte con molte corde. Il colore può essere caldo o freddo, chiaro o scuro. Questi quattro “suoni” principali possono essere combinati tra loro: caldo-chiaro, caldo-scuro, freddo-chiaro, freddo-scuro. Il punto di riferimento per i colori caldi è il giallo, quello dei colori freddi è l’azzurro.

Alle polarità caldo-freddo Kandinskij attribuisce un doppio movimento: uno “orizzontale” ed uno “radiante”. Il giallo è dotato di un movimento radiante che lo fa avanzare verso lo spettatore rispetto al piano in cui è fisicamente, inoltre è dotato di un movimento eccentrico-centrifugo perché si allarga verso l’esterno, abbaglia, respinge. L’azzurro è dotato di un movimento orizzontale che lo fa indietreggiare dallo spettatore ed è dotato di un movimento concentrico-centripeto perché si avvolge su sé stesso, esso creando un effetto di immersione attira lo spettatore. Kandinskij, sempre in base alla teoria secondo la quale il movimento del colore è una vibrazione che tocca le corde dell’interiorità, descrive i colori in base alle sensazioni e alle emozioni che suscitano nello spettatore, paragonandoli a strumenti musicali.

Egli si occupa dei colori primari (giallo, blu, rosso) e poi di colori secondari (arancione, verde, viola), ciascuno dei quali è frutto della mescolanza tra due primari. Analizzerà anche le proprietà di marrone, grigio, bianco e nero.

  • Il giallo è dotato di una follia vitale, prorompente, di un’irrazionalità cieca; viene paragonato al suono di una tromba, di una fanfara. Il giallo indica anche eccitazione quindi può essere accostato spesso al rosso ma si differenzia da quest’ultimo.
  • L’azzurro è il blu che tende ai toni più chiari, è indifferente, distante, come un cielo artistico; è paragonabile al suono di un flauto. Inoltre il blu scuro viene paragonato al suono di un organo. Il blu è il colore del cielo, è profondo; quando è intenso suggerisce quiete, quando tende al nero è fortemente drammatico, quando tende ai toni più chiari le sue qualità sono simili a quelle dell’azzurro, se viene mischiato con il giallo lo rende malto, ed è come se la follia del giallo divenisse “ipocondria“. In genere è associato al suono del violoncello.
  • Il rosso è caldo, vitale, vivace, irrequieto ma diverso dal giallo, perché non ha la sua superficialità. L’energia del rosso è consapevole, può essere canalizzata. Più è chiaro e tendente al giallo, più ha vitalità, energia. Il rosso medio è profondo, il rosso scuro è più meditativo. È paragonato al suono di una tuba.
  • L’arancione esprime energia, movimento, e più è vicino alle tonalità del giallo, più è superficiale; è paragonabile al suono di una campana o di un contralto.
  • Il verde è assoluta immobilità in una assoluta quiete, fa annoiare, suggerisce opulenza, compiacimento, è una quiete appagata, appena vira verso il giallo acquista energia, giocosità. Con il blu diventa pensieroso, attivo. Ha i toni ampi, caldi, semigravi del violino.
  • Il viola, come l’arancione, è instabile ed è molto difficile utilizzarlo nella fascia intermedia tra rosso e blu. È paragonabile al corno inglese, alla zampogna, al fagotto.
  • Il marrone si ottiene mischiando il nero con il rosso, ma essendo l’energia di quest’ultimo fortemente sorvegliata, ne consegue che esso risulti ottuso, duro, poco dinamico.
  • Il grigio è l’equivalente del verde, ugualmente statico, indica quiete, ma mentre nel verde è presente, seppur paralizzata, l’energia del giallo che lo fa variare verso tonalità più chiare o più fredde facendogli recuperare vibrazione, nel grigio c’è assoluta mancanza di movimento, che esso volga verso il bianco o verso il nero.
  • Il bianco è dato dalla somma (convenzionale) di tutti i colori dell’iride, ma è un mondo in cui tutti questi colori sono scomparsi, di fatto è un muro di silenzio assoluto, interiormente lo sentiamo come un non-suono. Tuttavia è un silenzio di nascita, ricco di potenzialità; è la pausa tra una battuta e l’altra di un’esecuzione musicale, che prelude ad altri suoni.
  • Il nero è mancanza di luce, è un non-colore, è spento come un rogo arso completamente. È un silenzio di morte; è la pausa finale di un’esecuzione musicale, tuttavia a differenza del bianco (in cui il colore che vi è già contenuto è flebile) fa risaltare qualsiasi colore.

La composizione pittorica è formata dal colore, che nonostante nella nostra mente sia senza limiti, nella realtà assume anche una forma. Colore e forma non possono esistere separatamente nella composizione. L’accostamento tra forma e colore è basato sul rapporto privilegiato tra singole forme e singoli colori. Se un colore viene associato alla sua forma privilegiata gli effetti e le emozioni che scaturiscono dai colori e dalla forma vengono potenziati. Il giallo ha un rapporto privilegiato con il triangolo, il blu con il cerchio e il rosso con il quadrato.

Molto importante è anche l’orientamento delle forme sulla superficie pittorica, ad esempio, il quadrato su un lato è solido, consapevole, statico; su un vertice (losanga) è instabile e gli si assocerà un rosso caldo, non uno freddo e meditativo. La composizione di un quadro non deve rispondere ad esigenze puramente estetiche ed esteriori, piuttosto deve essere coerente al principio della necessità interiore: quella che l’autore chiama onestà. Il bello non è più ciò che risponde a canoni ordinari prestabiliti. Il bello è ciò che risponde ad una necessità interiore, che l’artista sente come tale.

«L’artista deve cercare di modificare la situazione riconoscendo i doveri che ha verso l’arte e verso se stesso, considerandosi non il padrone, ma il servitore di ideali precisi, grandi e sacri. Deve educarsi e raccogliersi nella sua anima, curandola e arricchendola in modo che essa diventi il manto del suo talento esteriore, e non sia come il guanto perduto di una mano sconosciuta, una vuota e inutile apparenza. L’artista deve avere qualcosa da dire, perché il suo compito non è quello di dominare la forma, ma di adattare la forma al contenuto.[3]»
(Vasilij Kandinskij, Lo spirituale nell’arte)

Kandinskij in questo saggio si dedica alla parte grafica che può esistere anche senza il colore. Il punto è il primo nucleo del significato di una composizione, nasce quando il pittore tocca la tela; è statico. La linea è la traccia lasciata dal punto in movimento, per questo è dinamica. Può essere orizzontale, verticale, diagonale. Può essere spezzata, curva, mista. I singoli suoni possono essere mescolati tra loro; più la linea è variata, più cambiano le tensioni spirituali che suscita: drammatiche se è spezzata, più liriche se è curva. Anche lo spessore cambia: può essere sottile, marcato, spesso, variabile.

Wassily Kandinsky Schichtweise

La superficie è il supporto materiale destinato a ricevere il contenuto dell’opera, si tratta solitamente di una tela (ma Kandinskij ha dipinto anche del vasellame e dei piatti). L’opera risulta dunque essere limitata da due linee orizzontali e due verticali, oppure da una linea curva (per la tela a formato ellittico). L’autore può dare accentuazione alle forme girando la tela e sfruttandone i piani diversi, ma non può fare quest’azione a posteriori, come faceva per esempio Jackson Pollock, bensì ci vuole fin dalla creazione dell’opera, lucidità e consapevolezza artistica.

Wassily Kandinsky Schichtweise

Parte non secondaria della ricerca di Kandinskij è costituita dai lavori teatrali, concepiti in un’ottica di relazioni profonde tra le diverse componenti espressive – forma, suono, colore, luce, movimento – in funzione di un nuovo tipo di opera d’arte, a carattere multimediale. I primi suoi studi in tal senso furono i frammenti teatrali Paradiesgarten e Daphnis und Chloe, del 1908-1909. Degli anni immediatamente successivi, 1909-1914, sono invece i testi delle sue “composizioni sceniche”: Suono gialloSuono verdeBianco e NeroViola.

Solo il primo di essi venne pubblicato e nessuno venne realizzato dal suo autore, nonostante i suoi diversi tentativi in tal senso. Si tratta di testi visionari, nei quali i personaggi si muovono in un mondo astratto denso di evocazioni, di immagini, di colori. L’unica opera teatrale che Kandinskij ebbe la possibilità di mettere in scena fu Quadri da un’esposizione, dal poema musicale di Modest Petrovič Musorgskij, che l’artista presentò nel 1928, al Friedrich Theater di Dessau. L’opera di Musorgskij è strutturata sull’idea della visita ad un’esposizione di acquerelli del pittore Viktor Aleksandrovič Hartmann, suo amico, e si divide in Promenades (i movimenti del visitatore nella galleria) e Quadri (i contenuti delle opere in mostra).

A tale struttura fa riferimento la messinscena di Kandinskij, risolta con una successione di scene costituite di forme colorate geometriche, che traducono i temi musicali in immagini astratte in movimento. Uno spettacolo, dunque, realizzato sostanzialmente con forme, colori e luci, mentre la presenza dei performer è del tutto marginale, essendo costituita da due danzatori, usati in due brevi scene. Alcune delle composizioni sceniche kandinskijane, non realizzate dall’autore, sono state messe in scena da altri, pur in forme che spesso si distaccano dall’originale.

Tra le messinscene di Suono giallo, vi sono quelle realizzate da Jacques Polieri nel 1975 (musica di Alfred Schnittke, coreografia di Maximilien Ducroux); da Ian Strasfogel nel 1982(scenografie di Robert Israel, luci di Richard Riddel, coreografia di Hellmut Fricke-Gottschield); dalla compagnia Solari-Vanzi nel 1985 (scene di Beatrice Scarpato, luci di Stefano Pirandello) al Fabbricone di Prato; da Fabrizio Crisafulli nel 2002, al teatro romano Amiternum dell’Aquila, con la musica di Giancarlo Schiaffini, la coreografia di Diego Watzke, un’opera video di Marco Amorini.

Di Viola si ricordano la libera messinscena di Giulio Turcato alla Biennale di Venezia del 1984 (musica di Luciano Berio, regia di Vana Caruso, coreografia di Min Tanaka) e quella realizzata (anche in film) da Kirsten Winter nel 1996, per iniziativa del Museo Sprengel e del Verein Kunst und Bühne di Hannover. La messinscena kandinskijana di Quadri di un’Esposizione è stata ricostruita fedelmente nel 1983 dalla Hochschule der Künste di Berlino. Versioni differenti, dedicate all’artista russo, sono state proposte da Fabrizio Crisafulli nel 1994 e nel 2007).

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‘Le piccole cose’, il cortometraggio di Alessandra Carrillo sarà in concorso per il Premio Rai Cinema Channel

Il suo cortometraggio “Le Piccole Cose”, nella rosa dei 30 scelti su 150, in concorso per il Premio RAI Cinema Channel al Festival Internazionale Tulipani di Seta Nera ed al contempo al LOVE Film Festival di Perugia è un breve manifesto contro la violenza sulle donne (potete vederlo) QUI

Alessandra Carrillo ne è attrice, ma anche sceneggiatrice, regista, produttrice e montatrice. Com’è andata?

Ho letto di un concorso contro la violenza sulle donne e mi è venuta subito l’idea: una storia di 3 minuti per raccontare che anche le piccole cose fanno la differenza in una relazione. Nel giro di una settimana e a bassissimo budget, ma grazie ai tanti amici che ci hanno creduto, abbiamo creato, girato e post-prodotto un corto che vuole essere da monito per le donne in certe situazioni al limite, anche se nel quotidiano. Sono grata ai miei attori (Vincenzo Iantorno, Nathan Macchioni, Camilla Petrocelli e Federico Lucidi) ed a tutta la troupe (Cristian De Vincenzi, DOP; Flavio Gargano, musiche originali; Nazzareno Neri, Colorist; Alessio Caucci e Francesco Procacci, Sound Mix & Design) per averci messo il cuore.

Tu sei principalmente attrice ora, ma vieni da un’esperienza diversa.

Sì, sono stata per tanti anni in giro per il mondo come manager d’azienda occupandomi di strategia e marketing, ma mi sono resa conto che a questa passione artistica continuavo a tornarci, sempre,  facendo teatro a Londra, a Barcellona: quindi, una volta tornata in Italia, ho frequentato la scuola Teatro Azione e mi ci son buttata. Poi c’ho preso gusto ed ho anche scelto la via della regia e della scrittura. Sono una persona curiosa e mi piace continuare ad imparare cose nuove, per potermi esprimere. Ma essere un personaggio, viverlo, è la cosa più bella.

Guardando il tuo sito www.alessandracarrillo.com esce fuori proprio questa tua curiositas: parli 5 lingue, viaggi, balli, scrivi, presenti oltre a girare e recitare. E si vede che hai una certa attenzione alla tematica femminile.

Sì, la mia frase è “I’m only passionately curious” (cit. Albert Einstain). E penso che il mix di esperienze, la conoscenza di diverse culture e di modalità d’espressione non possa che contribuire alla mia stessa consapevolezza come persona, e di conseguenza, come attrice. Credo molto anche nel far passare questi messaggi: da viaggiatrice, come WanderAle (www.wanderale.it) porto gruppi con Vagabondo in mete lontane (prossima meta Peru ad Agosto); da amante del ballo mi sono innamorata dei 5Ritmi e sono parte del gruppo Transitio-n che promuove nuove forme di holistic entertainment ad orari diversi dal solito (mai andati a ballare appena svegli?); da idealista sono parte attiva dei TEDx nella mia città, Foggia (dove ho presentato la prima edizione); e da femminista continuo a scrivere articoli per The Freak sullo sguardo femminile nel cinema, ed ho creato una pagina web www.femminism.com (sì, con due M!) che vuole essere mezzo per identificare nuovi role models femminili e cercare ispirazione per un femminismo positivo, non contro gli uomini, ma di auto-determinazione femminile.

Progetti futuri?

Proprio a proposito di auto-determinazione femminile, ho scritto un soggetto per un road movie che in qualche modo tocca tutti questi aspetti: il viaggio, la diversità, il ballo, lo sguardo femminile ed anche la mia Puglia. L’ho presentato per un workshop: dita incrociate, vedremo!

E nella mia terra tornerò a Maggio per presentare il nuovo lavoro in uscita del regista Antonio Silvestre, una persona con una sensibilità pazzesca e la tenacità di portare aventi questo meraviglioso progetto, “Ralph De Palma: l’uomo più veloce del mondo”: è un docu-film su un pilota automobilistico, Ralph (interpretato da adulto da Alessandro Tersigni e raccontato da Simone Montedoro) partito da Biccari in provincia di Foggia, che nel 1919, a Daytona Beach, segnò il record che lo rese l’uomo più veloce del mondo. Un lavoro che ho amato, interpretando la mamma di Ralph, che vede partire tutta la sua famiglia verso l’America, i suoi quattro figli e suo marito (interpretato da Vincenzo De Michele), mentre lei rinuncia, non essendoci il denaro anche per il suo biglietto. Una storia che in qualche modo è tutt’ora attuale in certe parti del mondo: ed il distacco che ho provato vedendoli andare via è uno strazio che lacera. Ma lo fa per il loro bene, e Ralph avrà da raccontarne con le sue gesta. Non vedo l’ora di vederlo e di rivivere quelle emozioni. Vivo di quelle.

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Il nuovo veicolo per lo street food ideato da Giovanni Kahn della Corte entra in commercio grazie la joint venture con la B Cargo Bike

Dopo aver ottenuto il brevetto dell’Apecar con forno a legna, Giovanni Kahn della Corte ha inventato un nuovo veicolo per lo street food dal forte accento ludico. Il nome è già un programma: beerETTA ovvero la “birra in bicicletta”.

IL PROGETTO “BEERETTA”. Si tratta di un veicolo a tre ruote, la cui licenza è di proprietà della società umbra Giumalu, che da fermo può essere poggiato su un cavalletto che sollevando la ruota superiore da terra, e attaccando una dinamo, permette di generare energia elettrica che fa uscire la birra da un erogatore che si trova davanti al manubrio. Qui c’è sistemata tutta la parte dedicata al fruitore che potrà prendere da solo un bicchiere, sistemarlo su un apposito adattatore, e controllando con le pedalate l’erogazione della birra riempirsi il bicchiere.
L’EVOLUZIONE DELLO STREET FOOD. «Il fenomeno street food – spiega della Corte, ideatore del progetto – per garantirsi continuità, necessita di continui aggiornamenti sia in materia di novità vere e proprie sia in materia di aumento della redditività, con il contestuale abbattimento dei costi di gestione. Il gioiello “beerETTA” è una risposta a tutto ciò: bassissimi costi di gestione, elevatissima redditività. Alla base sempre e solo ovviamente un prodotto di eccellenza con una corretta “tenuta” della temperatura del prodotto stesso ma soprattutto mezzo agile e maneggevole adatto alle nostre strade. Una vera e propria innovazione che a mio parere farà strada».
DAL PROTOTIPO ALLA COMMERCIALIZZAZIONE. A 3 anni dalla prototipazione, oggi beerETTA entra in commercio grazie alla joint venture con la B Cargo Bike Italia di Firenze. E mentre fa il suo esordio al Florence Bike Festival, sono già 100 le biciclette prenotate. BeerETTA è acquistabile anche con finanziamento della società venditrice al costo 150€ al mese (per informazioni: Info@bcargo.bike).

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Robert Pattinson sul nuovo film di Christopher Nolan: tutto ciò che sappiamo

Come sappiamo, dopo lo splendido Dunkirk, Christopher Nolan è pronto per tuffarsi in una nuova avventura cinematografica. Cosa sappiamo di questo nuovo progetto? Praticamente niente, anche il titolo al momento rimane un mistero.

Secondo alcune indiscrezioni, il film sarà un thriller romantico, descritto come un incrocio tra Intrigo internazionale, il capolavoro di Alfred Hitchcock, e Inception. Nel cast troveremo John David Washington, visto in BlacKkKlansman di Spike Lee, e Elizabeth Debicki, attrice vista in pellicole come Guardiani della Galassia Vol. 2 e Widows – Eredità criminale. Con loro anche Robert Pattinson.

Robert Pattinson parla del nuovo film di Christopher Nolan

Ed è proprio l’ex star di Twilight ad offrirci alcuni aggiornamenti. Recentemente l’attore ha confermato di aver già letto la sceneggiatura e di averla trovata incredibile. Ora torna con alcune dichiarazioni che preannunciano un progetto particolarmente ambizioso. Nell’ultimo periodo Pattinson sembra aver volontariamente messo da parte il cinema commerciale, per dedicarsi a progetti più “autoriali”. Impegnato con il lancio di High Life di Claire Denis, ha detto:

Lavorare con questi registi ti fa sentire più sicuro sulle tue scelte. Dopo questo farò un grande film con Christopher Nolan. Si tratta della cosa più folle che abbia visto in anni. Dura quanto tre film!

L’ultima frase si apre a più interpretazioni. Letteralmente, il film potrebbe sul serio durare 6 ore. È vero che da un regista come Christopher Nolan possiamo aspettarci di tutto, ma sembra una cosa improbabile. Dall’altro lato Robert Pattinson potrebbe riferirsi alla portata del film, talmente ambizioso da contenere materiale per almeno tre pellicole. Anche in questo caso non c’è da stupirsi. Stiamo pur sempre parlando di Nolan!

Come sempre vi terremo aggiornati su ogni sviluppo

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ExitoStyle.com Dedicata la cover Alla Fotomodella E Balleria Italo Brasiliana Isabel Souza

Cosa ti ha spinto a fare la modella. Era già un tuo sogno da bambina?

la cosa che mi ha spito è stata l’invidia delle ragazze che si vedono nelle riviste. non è stato propriamente un sogno, è sempre stata una mia fissa.

Che sensazioni hai provato durante il tuo primo servizio fotografico?

le sensazioni che ho provato durante il mio primo shooting sono stete imbarazzo, impacciataggine, paura di non essere capace e vergogna.

Una domanda frivola. Qual è il tuo outfit preferito?

non ho un preciso outfit preferito. Adoro tutti quegli indumenti che riescono a risaltare al massimo la femminilità di una donna.

In un mondo sempre + social Quale il tuo la rapporto con instagram?

instagram lo uso per cercare di darmi un po’ di visibilità per essere notata da persona che possono offrirmi lavori nel campo della moda.

Che importanza dai ai social network?

Ai social do’ una importanza elevata sempre per questioni lavorative.

C’è un fotografo con cui vorresti lavorare?

no, nessuno in particolare.

Modelle e Fotomodelle: quanto conta l’aspetto fisico e quanto invece quello caratteriale per il successo in questo lavoro?

in questo campo entrambi gli aspetti contano moltissimo. L’aspetto fisico conta perché durate le sfilate oppure guardano delle foto di un catalogo pubblicitario è il corpo che deve comunicare non sono le parole in questi casi.
se per esempio consideriamo un casting per un eventuale lavoro le parole e l’atteggiamento contano tantissimo. Mai mostrarsi insicuri, timidi oppure impauriti. Bisogna colpire il cliente, far si che lui si ricordi.

Rimanendo nella moda settore quali sono i tuoi progetto per il futuro?

quello che desidero da questo mondo è avere piu notorietà per ottenere lavori per clienti importanti. Perciò continuerò a farmi notare nel migliore dei modi: facendo sempre nuove foto, contattare persone che possano darmi fiducia per lavorare con loro e non molare mai.

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Intervista A Jon Mack, Attrice, Cantante Americana Impegnata Nella Difesa Degli Animali

Oggi intervistiamo una donna straordinaria, cantante, attrice impegnata nella difesa degli animali, Jon Marie è uno dei volti più interessanti del cinema americano. L’abbiamo vista in molti film di successo come: After Earth, The Fighters, Kill Chain con Nicolas Cage, Ryan Kwanten, 3D Spiders, Saw VI e molti altri film, un procedimento multiforme che si adatta a tutti i personaggi, disponibile, una bellezza senza limiti … ecco le sue parole

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Cosa significa essere un attore in America e, soprattutto, quali sono le difficoltà?

Penso che ogni attore abbia ragioni molto personali per amare questo lavoro e per me gran parte di esso è raccontare storie interessanti che hanno personaggi ricchi. Ogni ruolo ha le sue sfide, siano esse fisiche, emotive, mentali o tutto quanto sopra. Penso che molti sarebbero d’accordo con me nel fatto che il lavoro in sé è più una gioia che una difficoltà, ma la parte veramente impegnativa sono gli alti e bassi che accompagnano questa carriera e il fattore imprevedibilità di tutte le cose nel settore dell’intrattenimento. Questi possono essere molto eccitanti ma altre volte è difficile mantenere la concentrazione e la mente come un surfista in attesa della prossima ondata. Non sai dove porterà, ma ti fidi del tuo istinto di fare ciò che ti nutre creativamente e arricchisce in qualche modo la tua esperienza.

Cosa succede nella tua vita privata?

 Essendo che è una vita privata, non posso dire troppo altro che amo viaggiare e imparare qualcosa di nuovo ogni volta che ne ho l’occasione. Sono molto coinvolto con gli animali e mi aiuta a proteggere le specie in via di estinzione. Gestisco una fondazione chiamata Defending the Endangered che raccoglie fondi per le organizzazioni di tutto il mondo che fanno proprio questo. –

Puoi parlarci della tua giornata di lavoro?

Sul set è diverso ogni giorno e fa parte dell’eccitazione di questo business. Mi piace che stiamo creando il nostro mondo insieme in questo mondo per un breve periodo con un obiettivo creativo comune.

Ultima domanda il significato della vita?

 Per imparare, amare, ridere e semplicemente per diventare più di quello che sei destinato a essere. Forse il significato è evoluzione in ogni forma.

Qual è il ruolo che hai interpretato a cui sei particolarmente legato?

Non ho avuto alcun ruolo in particolare a cui mi sono sentito attaccato in seguito. Penso di essere al momento dato che è dove mi trovo in ogni momento. Alcuni di loro sono stati interessanti su di loro.

Credi nell’amore?

Ovviamente!

Credi che nella vita siamo tutti attori? Voglio dire far finta di essere qualcuno?

Sì, credo che tutti noi abbiamo ruoli nella vita, anche se non è coscientemente. Come di solito sono i sé pubblici e privati. Lo facciamo per auto-conservazione, ma è molto interessante per le persone che tendono a farlo. Mentre non permetto il fingere, penso che sia salutare esplorare il ruolo e gli altri sé il più possibile.

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Zhang Yimou, il suo film ritirato dal festival di Berlino

L’ombra della censura cinese dietro all’annullamento dell’anteprima mondiale di ‘One second’ per “motivi tecnici”. Con la stessa motivazione la settimana scorsa ‘Better Days’ del regista di Hong Kong Derek Tsang rimosso dalla selezione Generation

PECHINO – “Motivi tecnici”. Si limita a questo il comunicato con cui i produttori del film e gli organizzatori del Festival del cinema di Berlino hanno annunciato che One second, l’ultima opera del super regista cinese Zhang Yimou, non sarà proiettata alla Berlinale, dove doveva fare il suo debutto mondiale venerdì 15 febbraio, precisando quindi che il numero di film in concorso passa da 17 a 16. Due parole, troppo poche per non far sospettare che dietro a quei motivi ci sia in realtà la mano della censura di Partito, che non avrebbe concesso al film l’autorizzazione finale a essere esportato e concorrere per l’Orso d’oro. “Il festival mostrerà invece un altro film scelto tra i lavori precedenti di Zhang Yimou”, ha aggiunto un portavoce del festival, indicando poi Hero del 2002.

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Maggie Cheung in ‘Hero’ (2002)

One second, un secondo, racconta la fuga di un prigioniero da un campo di lavoro ai tempi della Rivoluzione culturale di Mao Zedong. Un periodo tragico le cui aberrazioni sono state condannate dal Partito comunista, ma che resta comunque sensibile. I film cinesi prevedono un processo di approvazione lungo e complesso, il cui primo passaggio è il via libera alla sceneggiatura, da ottenere prima ancora dell’inizio delle riprese, e l’ultimo il cosiddetto “sigillo del Drago”, l’ok finale. Quelli da esportare all’estero però hanno bisogno di un’ulteriore e diversa autorizzazione, e di recente la responsabilità in materia è stata trasferita dal governo al dipartimento per la Propaganda del Partito comunista, che ha reso il controllo ideologico ancora più stringente.

dal nostro corrispondente FILIPPO SANTELLI

fonte: repubblica.it

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Steven Spielberg, il nuovo film da una storia di fantasmi virale su Reddit

Sarà un horror dal titolo ‘The Bells’ tratto da una serie di post di Tony Lunedi pubblicati sulla piattaforma con il titolo ‘The Spire in the Woods’

Steven Spielberg ha trovato sulla piattaforma Reddit l’ispirazione per il prossimo film. Con la sua casa di produzione, la Amblin Entertainment, ha infatti acquisito i diritti della storia The Spire in the Woods pubblicata sul social attraverso vari post. L’autore, Tony Lunedi, ha iniziato a condividere il racconto nel 2013, le parti pubblicate sono poi state raccolte in un romanzo uscito nel 2017 e ora la storia diventerà un film horror, col nuovo titolo The Bells. Spielberg ci racconterà di un ragazzino intenzionato a trovare le risposte sul suicidio di un suo amico: il protagonista però sarà coinvolto in una storia di fantasmi e metterà a rischio la sua stessa vita.

Per portare questa storia sul grande schermo, la Amblin ha fatto squadra con i produttori di Vertigo Entertainment, Roy Lee, già dietro ai due capitoli di It e Jon Berg (Justice League). Insieme hanno ottenuto i diritti della storia tutt’ora presente nella pagina Reddit dal titolo No Sleep, pagina sulla quale si trovano storie horror che fanno il giro del web arrivando, evidentemente, anche a Hollywood. Spielberg, infatti, non è stato il primo a essersi lasciato ispirare dalle storie raccontate nella piattaforma: mesi fa anche Ryan Reynolds ha acquisito i diritti di un racconto pubblicato su No Sleep.

Nel frattempo i lavori che impegnano Steven Spielberg come produttore e regista non sono pochi: la Amblin Entertainment è dietro a due film attualmente in fase di realizzazione, Men in Black: International, spin off della serie Men in Black, Cats, adattamento cinematografico del musical omonimo. Spielberg tornerà invece dietro la macchina da presa quest’estate per girare il suo remake di West Side Story e poi per il biopic dedicato a Ulysses S. Grant, generale e politico statunitense. Questo secondo film, in particolare, lo riunirà a Leonardo DiCaprio 17 anni dopo il loro Prova a prendermi (Catch Me If You Can). Nel 2017, infatti, la Appian Way, casa di produzione di DiCaprio, aveva acquisito i diritti per la biografia Grant, scritta dal premio Pulitzer Ron Chernow. Oltre che come attore diretto da Spielberg, DiCaprio dovrebbe quindi produrre il film per la Lionsgate. Ulysses S. Grant ha guidato e portato alla vittoria l’esercito dell’Unione su quello degli Stati Confederati durante la guerra civile americana. Intrapresa la carriera politica, ebbe il merito di stabilizzare l’economia del suo Paese e di estirpare gli ultimi rimasugli di schiavitù anche attraverso azioni contro il Ku Klux Klan.

fonte:repubblica.it

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