John Boyega contro gli ‘hater’, il messaggio in difesa delle colleghe diventa virale

L’attore ha scritto un tweet per prendere le difese di Daisy Ridley e Kelly Marie Tran costrette, a causa di messaggi odiosi, a chiudere i profili social: “Non avete diritto alla gentilezza se il vostro approccio è scortese. Anche se avete pagato un biglietto”

John Boyega poco interessa che i fan abbiano pagato un biglietto per vedere Star Wars se poi gli stessi utilizzano i social media per insultare e offendere i suoi colleghi. L’attore, Finn nella trilogia sequel di Guerre Stellari, è infatti intervenuto rivolgendosi direttamente agli ‘hater’ che nei giorni scorsi, con i loro attacchi verbali diretti, avevano costretto due attrici di Star Wars, Daisy Ridley e Kelly Marie Tran, a lasciare e chiudere i propri profili social.

I casi a cui Boyega fa riferimento sono due: quello di Daisy Ridley (Rey), che nel 2016 si è sentita costretta a chiudere il suo account Twitter dopo la pioggia di critiche cadutale addosso per un suo solo post sul controllo delle armi, e quello recente, di una settimana fa, di Kelly Marie Tran (Rose). L’attrice ha lasciato attivo il suo profilo Instagram ma ha cancellato tutti i post stanca di subire insulti sessisti e razzisti da dichiarati fan della saga che non hanno apprezzato il suo personaggio ne Gli ultimi Jedi.

In un tweet successivo, Boyega ha voluto comunque ringraziare i sostenitori dei film: “Alla maggior parte dei fan di Star Wars, grazie per il supporto e per esservi messi nei nostri panni. Avete capito come funziona e per questo vi ringrazio”. Lo stesso John Boyega era stato infatti vittima di insulti razzisti da parte di trolls al momento dell’esordio del suo personaggio, ne Il risveglio della forza.

Supporto a Tran è arrivato comunque da tutto il cast e la troupe di Star Wars: il 6 giugno Mark Hamill ha pubblicato su Twitter una foto sua insieme con l’attrice commentandola con l’hashtag: ‘GetALifeNerds’ invitando gli haters a farsi una vita, aggiungendo: “Cosa non c’è da apprezzare?”. Il regista de Gli ultimi JediRian Johnson, invece, aveva commentato così la scelta di Kelly Marie Tran di abbandonare i social network: “sui social qualche persona malsana può gettare delle ombre, ma negli ultimi quattro anni ho incontrato tantissimi veri supporter di Star Wars. Alcune cose possono piacergli, altre no, ma ne parliamo con humor, amore e rispetto. I fan di Star Wars sono la maggioranza, ci divertiamo e stiamo bene”.

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Dumbo, l’elefantino torna a volare nel live action diretto da Tim Burton

In sala a marzo 2019 la nuova versione del classico Disney con Colin Farrell, Danny DeVito, Eva Green e Michael Keaton

I due occhioni tristi circondati dalle enormi orecchie che arrivano fino a terra sono gli stessi del celebre film d’animazione di casa Disney. Ma a sostenere e incoraggiare il piccolo elefantino, spingendolo a trasformare il suo difetto fisico in una grande opportunità, non è più il topolino Timoteo ma due bambini che lo aiuteranno a diventare una star del circo. È il nuovo Dumbo nella rivisitazione live action, con attori in carne e ossa e animali in Cgi, diretta dal visionario Tim Burton, già autore di Alice in Wonderland, che da tempo sognava di fare un remake di uno dei suoi preferiti tra i classici Disney.

Uscito nel ’41, è stato il quarto lungometraggio di Walt Disney, realizzato a basso costo per recuperare le perdite di Fantasia, straordinario esperimento in musica poco apprezzato dal pubblico che invece si innamorò subito di Dumbo. Il film si rivelò il di maggior successo della casa d’animazione insieme al promogenito Biancaneve e i sette nani, e conquistò un Oscar per la miglior colonna sonora. Ha accompagnato l’infanzia di diverse generazioni: negli Stati Uniti è tornato ciclicamente nelle sale fino a ’76, nel decennio successivo è arrivata l’edizione in Vhs e, successivamente, è stato riproposto in versioni sempre più adeguate in Dvd fino all’uscita in Blu-Ray, nel 2010, in occasione del 70esimo anniversario.

Ora tocca a Tim Burton rivisitare la storia dell’elefantino deriso dagli altri animali del circo e allontanato dalla madre che cerca solo di difenderlo. Il film, scritto da Ehren Kruger, arriverà in sala a marzo 2019. Le musiche sono di Danny Elfman, autore abituale delle colonne sonore dei film di Burton. La canzone Baby mine (che all’epoca aveva ottenuto una nomination agli Oscar come miglior canzone) che si ascolta nel trailer, è interpretata dalla cantautrice norvegese Aurora.

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Ewan McGregor sarà Danny, protagonista del sequel di ‘Shining’

L’attore scelto per l’adattamento cinematografico del romanzo di Stephen King ‘Doctor Sleep’. Reciterà nei panni del figlio ormai adulto del guardiano d’inverno dell’Overlook Hotel, Jack Nicholson

Ewan McGregor sarà il protagonista del sequel di Shining. Il film, adattamento del romanzo di Stephen KingDoctor Sleep, verrà diretto da Mike Flanagan e l’attore scozzese interpreterà Danny Torrance, il figlio del guardiano invernale dell’Overlook Hotel, Jack Torrance, nell’originale interpretato da Jack Nicholson.

Secondo alcune fonti riportate da Variety, King avrebbe dato la sua benedizione sulla scelta di McGregor. Per quanto invece riguarda il regista Mark Flanagan, ha già diretto film horror, tra questi Oculus e Ouija: L’origine del male, e nel 2017 ha già adattato un romanzo di Stephen King per Netflix, Il gioco di Gerald.

Negli anni Stephen King ha espresso il suo disappunto per l’adattamento realizzato da Stanley Kubrick del suo romanzo The Shining. Ha sostenuto, ad esempio, che il personaggio di Wendy, la moglie di Jack Torrance, “è uno dei più misogini mai realizzati al cinema” e ha descritto Kubrick come “molto freddo”. Con il tempo non ha cambiato la sua opinione: l’anno scorso definì il film come “un’enorme, bellissima Cadillac senza motore”.

Stephen King ha espresso riserve anche rispetto al personaggio interpretato da Jack Nicholson: “Non ha sviluppo nel film, quando lo vediamo all’inizio nell’ufficio di Mr. Ullman, il manager dell’hotel, è già completamente pazzo. Tutto ciò che fa è diventare sempre più pazzo. Il personaggio del mio libro, invece, lottava per la sua salute mentale e alla fine perdeva la sua battaglia”.

Doctor Sleep comincia con Torrance ormai adulto ma ancora alle prese con il trauma subito all’Overlook Hotel. È diventato un riflesso del padre assassino, ha frequenti scatti d’ira e un serio problema di alcolismo che se da una parte riesce a lenire il dolore per quanto ha vissuto nella sua infanzia, dall’altra oscura la sua ‘scintillanza’.

Il suo potere di entrare in contatto con i morti non è però svanito torna anzi più forte di prima non appena egli decide di cambiare vita e di tornare sobrio. E offrendo con la “luccicanza” il suo conforto ai degenti in fin di vita di un ospizio, si conquisto il soprannome di ‘Dottor Sonno’. Nel frattempo stabilisce una connessione psichica con una ragazza presa di mira da un gruppo che ha poteri simili.

L’adattamento originale di The Shining venne diretto nel 1980 da Stanley Kubrick e vedeva, oltre a Nicholson, Shelley Duvall nel ruolo della moglie. Il ruolo di Danny Torrance era interpretato dal piccolo Danny Lloyd. All’epoca il film venne considerato un flop: costato 19 milioni di dollari, ne aveva incassati 44 milioni di dollari. Quasi trent’anni dopo il film viene considerato uno dei classici dell’horror e può contare su una fan base molto ampia pronta a seguire il sequel.

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Dopo Ridley e Tran anche Millie Bobby Brown lascia i social: troppi messaggi odiosi

La giovane protagonista della serie ‘Stranger Things’, a pochi giorni dalla notizia che le due attrici di ‘Star Wars’ sono state costrette a chiudere i profili social per via degli ‘hater’, abbandona Twitter: la causa sarebbero alcuni meme che associano il suo volto a dichiarazioni violente

Millie Bobby Brown, la giovanissima attrice protagonista di Stranger Things, ha cancellato il suo profilo Twitter, esasperata dagli attacchi degli ‘hater’ che la incolpavano di atteggiamenti omofobi e razzisti. Brown è solo l’ultima di una serie di interpreti che recentemente si sono trovati a fare i conti con aggressioni virtuali e hanno scelto di chiudere le proprie pagine social. Era successo, ad esempio, a due protagoniste della trilogia sequel di Star WarsDaisy Ridley (Rey) e Kelly Marie Tran (Rose).

La prima, nel 2016, ha chiuso il suo account Twitter per le critiche in seguito a un suo solo post sul controllo delle armi, la seconda ha lasciato attivo il suo profilo Instagram ma negli ultimi giorni ha cancellato tutti i post stanca di subire insulti sessisti e razzisti da dichiarati fan della saga che non hanno apprezzato il suo personaggio ne Gli ultimi Jedi.

A difesa delle colleghe erano intervenuti recentemente anche Mark Hamill e John Boyega, ma il web risulta evidentemente ancora uno sazio senza regole e quindi, oggi, a prendere la decisione di Ridley e Tran è Undici di Stranger Things. Nel suo caso alcuni utenti su Twitter hanno realizzato dei meme, hanno cioè utilizzato sue foto attribuendole dichiarazioni violente, omofobe e razziste che Millie Bobby Brown non avrebbe mai pronunciato. Secondo Variety, “non è ben chiara l’origine dei meme, ma secondo molti utenti di Twitter a iniziare a usarli sono stati alcuni membri della comunità LGBT”.

La vicenda risale a novembre 2017, quando è iniziato a circolare il falso racconto secondo cui l’attrice avrebbe strappato lo hijab, il velo, a una ragazza che le aveva chiesto di farsi una foto insieme. Quindi si era immediatamente diffuso l’hashtag #TakeDownMillieBobbyBrown, la richiesta, vale a dire, che l’attrice chiudesse i suoi profili social. Recentemente le combinazioni di foto di Brown con frasi razziste e omofobe, create con Photoshop, erano tornate a circolare e gli insulti si erano fatti sempre più forti e frequenti. Da qui la decisione di Brown di chiudere l’account che usava quotidianamente per raccontare le sue giornate, fare commenti politici e postare foto con il ragazzo con il quale ha una relazione: il musicista e youtuber Jacob Sartorius. Ancora attivo è invece il secondo profilo dell’attrice, quello utilizzato proprio per sensibilizzare gli utenti contro il cyber-bullismo: @Milliestopshate.

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Ilaria Pallotti: metamorfosi dell’attore

PHOTO CREDIT Franco Fasciolo

PHOTO CREDIT Franco Fasciolo

Se c’è una cosa in cui crede Ilaria Pallotti è di mantenere la propria umiltà.  Nonostante l’attrice abbia come punto di riferimento alcuni grandi nomi hollywoodiani, è sempre rimasta fedele a sé stessa, al punto da chiedersi chi è Ilaria Pallotti,il grande pubblico la ignora, eppure se si ripercorre il suo iter artistico sportivo si scopre dapprima la sua poliedricità, le sue capacità di attrice che a tratti mostra il suo vero talento. Per capire tutto questo concetto basta leggere la sua intervista rilasciata a Cine Clan, un modo semplice per conoscerla meglio cosi come l’abbiamo conosciuta noi, unica, elegante, romantica una di quelle persone che prende seriamente tutto quello che fa.

Iniziamo dalla prima domanda: Cosa rappresenta per te l’attore in un cotesto sociale?: Essere attore rappresenta una responsabilità, l’attore è un’artista che con studio e passione fa della propria arte il suo lavoro. È un compito molto importante perché deve trasmettere emozioni a chi lo guarda. Deve essere un ponte di congiunzione tra il regista e lo spettatore.

Hai raggiunto tanti obiettivi, qual è quello più significativo per te?: Ogni singolo obiettivo è signigicativo dal momento che mi impegno per raggiungerlo . Io sono giovane e per ora gli obiettivi più importanti li ho raggiunti con lo studio e lo sport ma ho ancora tante sfide e tante vette da scalare.

Puoi dirci a cosa stai lavorando adesso?: Ho avuto la fortuna di conquistare la fascia di Miss Sport Marche che da ginnasta agonostica mi si addice totalmente. Questo mi ha aperto le porte come modella, come madrina e testimonial di eventi sportivi e ho avuto l’opportunità di partecipare come coprotagonista ad una fiction, di cui ringrazio di cuore i produttori. Anche se la strada da attrice è molto lunga perchè ci vuole tanto studio, ma spero un giorno di arrivarci. Per il momento sto lavorando con tutte le mie energie all’esame di maturità del Liceo Classico, che per ora è il mio unico pensiero.

Raccontaci una tua Gionata tipo?: Le mie giornate tipo sono dedicate allo studio e alla ginnastica artistica in preparazione delle gare, intervallate da shooting e impegni vari per costruirmi il futuro.

Come vorresti vederti tra 10 anni?: Dieci anni sono tantissimi, mi vedo realizzata negli studi e nel lavoro, magari manager e attrice. Una volta conclusa la maturità del Liceo Classico avrò a disposizione questi anni per studiare e aprire le porte al mio futuro.

Artisticamente, quale è l’attrice a cui vorresti somigliare?: Penso che bisogna imparare da tutti,da ogni attrice e attore, ma la mia preferita resta Julia Roberts. Anche se credo che ognuno di noi sia diverso a modo suo e quello che voglio è essere me stessa sempre.

Cosa vorresti che le persone capissero di te?: Sicuramente che sono una persona dolce, semplice e da buona sportiva che porta a termine le scommesse che la vita mi propone.

Che considerazione hai della recitazione Italiana?: La recitazione è un’arte tanto bella quanto difficile. Non basta essere belle fisicamente ma bisogna studiare e impegnarsi per esprimere il meglio di sè. In Italia ci sono bravissime attrici conosciute e tante altre ancora da scoprire.

Qual’è la tua battuta preferita del cinema?: “Se vuoi qualcosa, vai e inseguila”

ci sono ruoli che avresti voluto recitare?:

Come nasce la passione per il cinema?: Mi ha sempre affascinato sin da piccola.

Quali sono le difficoltà di intraprendere questo mestiere in italia?:

Ultima domanda… il senso della vita?: È tanto difficile rispondere a questa domanda. Ognuno di noi vive la propria vita secondo il modo che ritiene più giusto, senza uno standard predefinito, portando sempre rispetto e gratitudine per quello che ci è stato donato. L’importante è vivere la propria vita senza sprecarla e senza rimpianti.

Tutti i diritti  sono riservate.

credit photo Franco Fasciolo

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Christina Previati

Una intervista affascinante e fondamentale, che toglie l’anima/corpo su cui si fonda.” all’origine il linguaggio del corpo, un’espressione forte lì dove collassano le parole, c’è arte nobilissima nel personaggio che vi stiamo presentato lei si chiama Cristiana Previati la sua recitazione è una danza, un dono del ritmo e dell’armonia come espressioni del piacere, le sue scelte sono tutte coraggiose come quella di utilizzare il corpo come la più alta forma d’arte della recitazione, la capacità di saper tradurre parole in altri linguaggi. Quindi  la sua  danza è il simbolo vivente di questa continua e ininterrotta traduzione, e a partire da qui possiamo incominciare a capire quel frammento gnostico che recita: “Chi non danza non sa cosa succede”.

 

Iniziamo dalla prima domanda: Cosa rappresenta per te l’attore in un cotesto sociale? L’attore è un “sognatore concreto”. È una persona che ricerca, di continuo, dentro e fuori di sé: indossando tante maschere, aspira ad essere sé stesso. Un mediatore di emozioni, un “lettore” di situazioni, un guidatore delle poche “macchine del tempo”

 

Hai raggiunto tanti obiettivi, qual è quello più significativo per te? L’obiettivo maggiore raggiunto? L’accettarmi nella mia totalità. Il rispettare i miei limiti, esaltando i miei punti di forza, mettendoli a disposizione della suprema Arte, per me. . . Il Teatro. Accogliendomi, accolgo gli altri. Mettendomi in scena, porto la mia vita e quella di altri sul palco: semplice e “nuda” in ogni sfaccettatura, promuovendo il non giudizio, se non quello artistico.

 

Puoi dirci a cosa stai lavorando adesso? Ora collaboro con un Teatro, per messe in scena inerenti sia alla prosa classica che d’avanguardia. Parallelamente lavoro a “sogni concreti” : io ed altri attori stiamo per costituire un’associazione teatrale/culturale, non trascurando due miei manoscritti che, mi piacerebbe proporre al pubblico dei lettori, entro l’anno.

Raccontaci una tua Gionata tipo? Sono due i miei principali impegni: sono un’Educatrice psichiatrica, dunque lavoro in una struttura e prove teatrali. Spesso, uscito da un impegno, mi reco direttamente all’altro e “l’entrata e l’uscita” dai due ruoli, si fa difficile. . . Ma è la sfida di chi ha più sfumature nel proprio Io: sacrificio, dedizione e, lo ammetto, vero e proprio Amore. Asserisco sempre che il Teatro è l’amante che non mi ha mai tradito.

 

Come vorresti vederti tra 10 anni? Felice. Punto.Come? O con chi? Non importa. Non so nemmeno cosa voglia dire, veramente, quella parola. . . Ecco perché rimane un arcano meraviglioso.

Artisticamente, quale è l’attrice a cui vorresti somigliare?: Se la mia recitazione potesse essere accostata ad un centesimo dell’espressivita’ di Anna Magnani, sarebbe il successo più ambito e grande, per me.

Cosa vorresti che le persone capissero di te?: Nulla.
Non ho mai fatto niente perché io possa essere capita, inquanto è importante, per me, la volontà di farlo. Se facessi qualcosa, se perorassi la “mia causa”, senza che loro si mettano in gioco, avrei perso in partenza: rischierei di essere “osservata come fenomeno strano”.
Io vorrei essere Amata, in senso lato.
Molto meno, compresa.

c’è un ruolo in particolare a cui tu sei lagato/a? e se si per quale motivo?: La Donna.
Quella sola, ma fiera. Quella triste, ma che non si piange addosso.
Quella che chiude al mondo, per aprire all’individuo. Quella che non accetta lo scorrere “del fiume”, ma si getta tra le acque furiosamente. Diversi personaggi mi hanno donato la possibilità di mettere in scena questo.

Che considerazione hai della recitazione Italiana?: Vi sono alcune punte di eccellenza, a livello di espressività e studio del corpo, ma penso che non si dia loro copioni di spessore. Non abbastanza. Si rimane relativamente “in superficie” e la ricerca dell’animo umano, della sua condizione e del quotidiano, spesso, vengono meno, lasciando il posto a poco più di parodie sdolcinate.

Qual’è la tua battuta preferita del cinema?: “Io non credo nel diavolo.”
” Peccato. . . Perché lui crede in te.”
Costantino.

ci sono ruoli che avresti voluto recitare?: La protagonista del ” Million Dollar Baby”

Come nasce la passione per il cinema?: Sono salita su un palco di Teatro a sei anni. . . E non ho nessuna intenzione di scendere, tutt’ora. Lassù tutto scompare: facce, egoismi, quotidiano, dolore. Il cinema è parallelo, ma con diversi punti in comune. Non ultimo. . . È il mondo dove tutto è possibile.

Quali sono le difficoltà di intraprendere questo mestiere in italia?: Tristemente, in Italia, l’Arte non paga le bollette. A meno che tu non riesca, per fortuna, congiunzione astrale e conoscenze, ad intraprendere strade giuste, avendo i contatti giusti, l’arte rimane per sognatori. “Suicidi del benessere, complicatori del proprio quotidiano, costantemente bistrattati tra promesse, aspettative e realtà “. Ecco cosa sono, in Italia, gli attori. Soprattutto quelli teatrali. Fondamentalmente quelli non alla ribalta. Ma. . . “Proprio non ce la facciamo a crescere. . . Viviamo di Arte. Eterni Peter Pan. Aggiungo, felici di esserlo. Dunque irrecuperabili.”

Ultima domanda… il senso della vita?: Viverla. A pieno. Scordando, ogni giorno ciò che è successo un attimo prima. Progettando e “sporcandosi le mani, sempre, con il presente”.
Amando, estaticamente o detestando crudelmente.
La Vita non va “assaggiata”, ma “presa a morsi, suggendone il succo, sino all’ultima stilla, sperando che ve ne sia sempre. . . E sempre ancora.”

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Ilaria Vidaletti :Sguardo Visionari

Ilaria Vidaletti :Sguardo Visionari

Oggi con grande piacere ho intervistato Ilaria Vidaletti una donna piena di intuito e di capacità, il suo sguardo da fotografo va al di là di ciò che un uomo può afferrare con i suoi occhi, per molti è una visionaria, per altri un genio, un’illusionista capace di ingannare lo sguardo degli spettatori con un semplice scatto. Ho sempre sfidato le convenzioni e lo sguardo dell’osservatore dice durante la nostra intervista.  La sua tecnica fotografica è sopraffina luci e composizione sono praticamente impeccabili, i suoi soggetti sono elementi sempre in lotta con la propria esistenza. Capace di esplorare gli infiniti mondi della fotografia a volte esasperando la perfezione fino all’ossessioneIlaria non lascia nulla al caso.

Cominciamo con la prima domanda… Tu pensi che le tue foto viste da molti lettori riescono a cambiare qualcosa in ambito sociale?

Essere un fotografo è un grande privilegio umano, professionale e personale ma anche un grande dovere sociale. Se una mia fotografia è in grado di far riflettere, raccontare o ispirare, allora sì, potrebbe già poter generare un cambiamento.

Qual è la tua missione di fotografo?

Quello che cerco di portare all’interno delle mie immagini è il senso di dignità, come integrità dell’essere umano perché trovo che sia il punto di partenza per raccontarne la bellezza.

Siamo così disabituati al bello che decidere di raccontarlo è già di per sé una missione sociale contro l’apatia globale.

I tuoi soggetti sono coinvolti nel tuo lavoro?

Sì, credo che ne siano completamente coinvolti. Nella fotografia c’è uno scambio ambivalente e dualistico continuo in cui il soggetto a volte è un attore altre un ospite osservatore e viceversa, come nel riflesso di uno specchio. Un fotografo è sia fuori che dentro l’immagine e respira con il proprio soggetto, ne conosce le emozioni e le sa tradurre in un attimo di poesia.

Qual è la difficoltà di raccontare una storia attraverso uno scatto?

Non può esistere difficoltà e se c’è significa che hai sbagliato qualcosa in principio, con te stesso.

La fotografia è una cosa intima, fluida e libera, meno vincoli ti imponi e più arrivi alla verità.

Secondo te, tutto ciò che compare in una foto sarebbe un’espressione – conscia o inconscia – di chi fotografa?

Entrambe le cose simultaneamente. La fotografia è un’esperienza intensa e tutto quello che sei traspare. La fotografia insegna che ti devi esercitare, devi leggere, studiare, osservare, ascoltare, analizzare e ribellare. Più sei preparato come essere umano e più i tuoi scatti saranno profondi. Nella fotografia, come nell’arte, arriva un momento in cui se hai lavorato bene su tutto ciò ogni segno esce inconsciamente e limpido. E’ come in qualsiasi altra disciplina, è la vita, più lavori sulla preparazione e più facilmente lascerai un segno.

Ci racconti di uno dei tuoi scatti preferiti e perché lo preferisci?

L’esposizione multipla in bianco e nero realizzata alla Casa Hendrik Christian Andersen di Roma è uno degli scatti a cui sono più legata. L’ho immaginato e sognato per così tanto tempo che quando ho avuto la possibilità di realizzarlo nei miei occhi era già tutto pronto, sapevo esattamente cosa volevo ottenere. Rappresenta l’inizio dei miei lavori in doppia esposizione ed è proiettato verso i miei reportage futuri.

In che modo un fotografo osserva il mondo? con quale occhi?

Un fotografo è un collezionista silenzioso che in punta di piedi si avvicina per guardarti dentro. Un fotografo non ha età, perde troppo spesso la cognizione del tempo.

Quando fai una ottimo scatto, te ne rendi conto subito?

Spesso sì, uno scatto è frutto di un pensiero unito ad un momento perfetto e brevissimo. Se lo sguardo e la luce sono magici si innesca un accordo che dà soddisfazione fin da subito.

Ci sono riconoscimenti importanti nella tua vita?

Sono stata premiata nel 2017 dal Parlamento europeo di Bruxelles come uno dei 5 giovani fotografi emergenti più meritevoli perché portatori di ideali e valori nuovi.

Quando e come ha scoperto la fotografia?

Uno dei miei primi giocattoli è stata una Fisher-Price 35 mm e intorno ai 7 anni una Polaroid, credo che sia più facile pensare che è con la fotografia che negli anni ho scoperto me stessa piuttosto che viceversa.

Cosa le piace fotografare?

Tutto ciò che è bello, sono attirata dall’equilibrio delle forme e dalla simmetria. Amo gli sguardi e la dignità dell’essere umano che viene svelata un attimo prima di provare un’emozione forte. Quello è il momento in cui scatto.

Ultima domanda il senso della vita?

Trovare ciò che ci fa sentire più vicini a noi stessi e in pace. Non è un pensiero egoista. Non c’è nulla che abbia più valore nel mondo oggi di un essere realizzato e soddisfatto, vale più di quanto si creda, è già di per sé uno strumento per l’evoluzione. Un essere in equilibrio è contagioso. Almeno quanto un fotografo ispirato

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Martone al Madre, 40 anni in film-flusso

NAPOLI – Mario Martone al Museo Madre di Napoli: si apre la prima retrospettiva dedicata al regista napoletano, che ripercorre quarant’anni tra teatro, cinema, opera lirica e azioni performative, e che ‘mette in scena’ i visitatori-spettatori di un film-flusso della durata di nove ore e mezzo. Al centro della sala buia sono posizionate, su una pedana, trentasei sedie girevoli, ciascuna collegata ad una cuffia con accesso diretto ai canali audio corrispondenti a quattro schermi. Un allestimento che rielabora musealmente lo spettacolo teatrale di Martone del 1986, ‘Ritorno ad Alphaville’, ispirato al film di Jean-Luc Godard. Lo spettatore potrà così orientare la propria attenzione girando la seduta per seguire alternativamente l’andamento delle proiezioni del film e cogliere, oltre che le singole immagini, anche le possibili connessioni visive o tematiche fra di esse.

Dalla ‘Salita’ di Tony Servillo sul Vesuvio alla ‘Ginestra’ del ‘Giovane Favoloso’, dalle performance, anche inedite e rare, di attori come Andrea Renzi e Renato Carpentieri, alle immagini di Lucio Amelio e a quelle di uno sconosciuto Dogman-Marcello Fonte comparsa al teatro Valle occupato, fino alle tante declinazioni del percorso di Martone su Edipo (un film nel film di un ora): il materiale è ricco e per questo si potrà tornare al museo con lo stesso biglietto per continuare la visione. ”Ogni mio lavoro nasce da una tabula rasa e per questo ognuno è così diverso dall’altro – dice Martone – Ma c’è un processo che li collega e li unifica tutti, un fluire dell’esperienza che da mia personale si fa collettiva, che in questa mostra è possibile cogliere per la prima volta nel suo insieme. Per me è molto significativo che questo accada in un museo di arte contemporanea come il Madre, perché ho sempre guardato agli artisti Fluxus (da John Cage a Joseph Beuys) come a un grande esempio di libertà e di vitalità”. E non a caso il suo prossimo film ‘Capri batterie’, in sala in autunno, ha lo stesso titolo dell’opera (una lampadina gialla che idealmente prende energia da un limone) che il tedesco Beuys realizzò nel 1985 con il gallerista napoletano Lucio Amelio. Uno scenario che viene evocato all’ingresso della mostra, curata da Gianluca Riccio, dall’immagine di un bosco e da alcuni materiali di scena.

Prodotto dalla Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee con fondi POC della Regione Campania, il film (documenti e video anche inediti, immagini di repertorio, brani di film, riprese di spettacoli teatrali) entra a far parte della collezione permanente del museo regionale, ed è realizzato con il supporto della Fondazione Campania dei Festival-Napoli Teatro Festival Italia. ”1977 2018. Mario Martone Museo Madre è a tutti gli effetti un percorso espositivo inedito che, nel suo allestimento museale, va ad arricchire il patrimonio della Fondazione – spiega Laura Valente, presidente della Fondazione Donnaregina – Si contribuisce, così, a ridefinire l’identità e la fruizione stessa del museo: uno spazio fisico in cui si concretizzano i principali spunti estetici che Napoli ha saputo esprimere nel dibattito sul contemporaneo dagli anni Sessanta ad oggi. La mostra, inoltre, conferma il sistema virtuoso di relazioni non solo economiche, che comprendono la collaborazione con Campania dei Festival e la produzione esecutiva di PAV”. Per il direttore Andrea Viliani l’omaggio a Martone ”è un passaggio importante nella storia di un museo performativo come il Madre ed è frutto di due anni di lavoro. Dopo il 3 settembre il film potrà essere riproposto poi in altre sedi”. Dal 3 giugno il Madre aderirà alle domeniche gratuite del Mibact.

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Estate in sala, da Jurassic World alle magnifiche 8

A differenza del resto del mondo, gli italiani continuano ad andare pochissimo al cinema d’estate. Una tendenza, che da qualche anno major e distributori provano ad invertire, grazie a più proposte di qualità e uscite globali simultanee dei blockbuster. Stavolta si va dall’ormai immancabile campo dei supereroi, con i ritorni di Ant-man e Gli Incredibili a Ocean’s 8, sequel al femminile all star, passando per le nuove incursioni di Mission impossible, Hotel Transylvania e del musical Mamma Mia.

Tra i generi domina il thriller horror, e non pochi hanno donne protagoniste: ad esempio il successo a sorpresa (oltre 82 milioni di dollari nel mondo a fronte di un budget di soli 3 milioni e mezzo) Obbligo o verità di Jeff Wadlow con Lucy Hale (21 giugno); gli incubi di Unsane (5 luglio) con Claire Foy girato da Stephen Soderbergh con un iPhone, i fenomeni paranormali di Hereditary diretto da Ari Aster con Toni Collette (19 luglio), ma anche lo zombie movie romano The end – L’Inferno fuori di Daniele Misischia (14 agosto) con Alessandro Roja e Carolina Crescentini. Ad aprire l’estate al cinema, già dal 7 giugno, è un altro seguito da grandi numeri, Jurassic World – Il regno distrutto con Chris Pratt e Bryce Dallas Howard. Stavolta a dirigere c’è lo spagnolo Juan Antonio Bayona. Si torna su Isla Nublar per salvare i dinosauri da un’eruzione, ma tutto prevedibilmente va storto. Stessa data d’uscita, fra gli altri, per il dramma noir La terra dell’abbastanza degli esordienti e talentuosi fratelli d’Innocenzo, e per Rabbia furiosa – Er Canaro di Sergio Stivaletti. Fantasy protagonista con La stanza delle meraviglie di Todd Haynes (14 giugno) e Mary e il Fiore della Strega di Hiromasa Yonebayashi poetico anime su un’aspirante streghetta. Rob Cohen mixa disaster movie e storia di una rapina in Hurricane – Allerta Uragano I (27 giugno).

Papillon di Michael Noer rifà il cult del 1973, con Rami Malek e Charlie Hunnam, nei ruoli che erano di Dustin Hoffmann e Steve McQueen. Brividi d’autore in Il Sacrificio Del Cervo Sacro di Yorgos Lantimos, con Colin Farrell e Nicole Kidman (28 giugno). Charlize Theron è una mamma molto sotto stress nella dramedy Tully di Jason Reitman. Jake Gyllenhaal giganteggia in Stronger di David Gordon Green (4 luglio), sulla storia vera Jeff Bauman, che ha ricostruito la sua vita dopo aver perso le gambe nell’attentato di Boston. La prima Notte del Giudizio di Gerard McMurray, trasporta la saga thriller horror alle origini. Spazio ai bambini con ‘Doraemon: La grande avventura in Antartide’ di Atsushi Takahashi e con l’animazione europea di Luis e gli alieni, sci-fi/comedy dei fratelli Lauenstein (11 luglio). Dwayne Johnson combatte i terroristi fra i grattacieli di Hong Kong in Skyscraper di Rawson Marshall (19 luglio). La trilogia di Ocean’s con Clooney e Brad Pitt vira su un sequel al femminile in Ocean’s 8 di Gary Ross (26 luglio) con una banda che comprende anche Anne Hathaway, Helena Bonham Carter e Rihanna. Denzel Washington riveste i panni del giustiziere in The Equalizer 2 di Antoine Fuqua (14 agosto) e il supereroe minuscolo della Marvel (Paul Rudd) indaga su segreti del passato in Ant-Man and the Wasp di Peyton Reed. Per i più piccoli, Nonno Dracula porta la famiglia in crociera in Hotel Transylvania 3 – Una vacanza mostruosa di Genndy Tartakovsky (22 agosto). Fire Squad – Incubo di fuoco di Joseph Kosinski con Josh Brolin rievoca la storia vera della drammatica lotta contro il fuoco di un gruppo di pompieri.

Amy Shumer ironizza sull’immagine di bellezza imposta alle donne in I feel pretty di Abby Kohn e Marc Silverstein (23 agosto). La fedeltà al suo Paese di Ethan Hunt/Tom Cruise è messa in discussione in Mission: Impossible – Fallout di Christopher McQuarrie (29 agosto). Un Christopher Robin cresciuto (Ewan McGregor) recupera l’immaginazione grazie a Winnie Pooh e altri amici d’infanzia nel mix live action/cgi Ritorno al Bosco dei 100 Acri di Marc Forster (30 agosto). Meryl Streep torna a cantare e a vedersela con la sua famiglia allargata in Mamma Mia! Ci risiamo di Ol Parker (06 settembre). Il giovanissimo team animato di supereroi, star sul piccolo schermo punta al cinema in Teen Titans GO! Il Film’ di Aaron Horvath e Peter Rida Michail. Infine la Pixar /Disney rimette in campo a 14 anni dalla prima avventura, la buffa e coraggiosa super famiglia Parr in Gli incredibili 2 di Brad Bird (19 settembre)

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Tre motivi per cui già amiamo ‘Solo’, il nuovo Star Wars (e una cosa che non ci ha convinto

Una presa di posizione da fan sul nuovo prequel/spin-off della saga di George Lucas. Un film riuscito nel solco della trilogia originaria.

Mettiamo le carte in tavola, questo è un pezzo scritto da un fan di Star Wars. E come tutti i fan di qualcosa, si è manichei riguardo l’oggetto del proprio amore: le vie di mezzo non esistono e possono anche essere in disaccordo tra di loro, ma i prequel o si amano o si odiano. E questa è la stessa cosa che probabilmente succederà con ‘Solo – A Star Wars story’, prequel e spin off della saga creata da George Lucas (e rilanciata con forza dalla Disney che l’ha comprata) che racconta le avventure del giovane Han Solo, l’Harrison Ford della trilogia originale.

Da ieri nelle sale, chi scrive lo ha visto ieri sera. Queste sono le sue impressioni (critiche sono benvenute, nei commenti a fondo pagina). E ci sono tre cose tra le altre che usciti dal cinema ci sono piaciute.

1) QUEL “BRAVO RAGAZZO” DI HAN SOLO

Alden Ehrenreich eredita splendidamente quella sbruffonaggine che Harrison Ford aveva reso celebre in Han Solo. Ma il film diretto da Ron Howard ci racconta come l’Han di Ehrenreich è diventato quello di Ford. Quella corazza da filibustiere si è costruita negli anni, attraverso le difficoltà affrontate e superate, attraverso il dolore e la separazione, con il cameratismo degli incontri. E non è sempre stato un rubacuori, anzi, era un ragazzo spaventato e innamorato.

Nel giovane Solo riconosciamo le espressioni e le smorfie del Solo adulto, e questo vuol dire che l’attore ha fatto bene il suo lavoro. C’è più continuità tra il protagonista di questo film e quello della trilogia classica (episodi IV, V e VI) di quanta ce ne sia rispetto allo stesso Solo interpretato da Ford in episodio VII.

2) IL DROIDE L3, DONNA E FEMMINISTA

Io l’ho amata dalla prima scena, quando si oppone alla lotta tra robot e ne vuole la libertà. L3, drone pilota e secondo di Lando Carlissian, è il primo droide donna della saga, e della sessualità ne fa un carattere distintivo. Combatte per i diritti del genere femminile come si batte per i diritti degli altri droidi schiavizzati. E funziona anche l’assurdo rapporto di tensione sessuale uomo-droide.
Dopo la coppia R2D2 e C3PO e il delizioso B-B8, l’universo di Star Wars si popola di un altro personaggio straordinario.

3) L’AMICIZIA CHEWBECCA-HAN

Finalmente scopriamo come si sono conosciuti Han Solo e il mastodontico Chewbacca, 190 anni e imprigionato dall’esercito dell’impero. Una storia d’amicizia e simpatia raccontata con semplicità e cresciuta nel tempo. Non c’è molto da dire, se non vederlo.


Per parlare di ciò che ci ha deluso, purtroppo c’è un piccolo spoiler. Quindi chi vuole evitarlo si può fermare qui e non scorrere oltre la foto seguente.

Il cervello è andato in tilt quando a sorpresa e senza un vero motivo compare Darth Maul. Sì, quel Darth Maul che avevamo dato per morto in Episodio I ucciso da Obi Wan Kenobi. Anakin era ancora un bambino mentre qui la cronologia vuole che Darth Vader già sia al fianco dell’imperatore e Luke è probabilmente già un teenager. Sono insomma passati almeno tre decenni, la Repubblica è scomparsa, c’è l’Impero, è un mondo a cui Darth Maul non appartiene.  O almeno è così, se non avete visto anche le serie animate e i fumetti. Che ci raccontano come Maul (senza più Darth, perché il suo posto nei Sith è stato preso da Tyranus) sia in realtà sopravvissuto senza gambe, sostituite da protesi, e si sia lanciato in una carriera criminale. Al di là del fatto che probabilmente questo sia ignoto ai più, la sua presenza è sembrata un po’ gratuita, fuori posto. Forse messo lì per un altro spin off? Quello su Obi Wan? Tutto si tiene nell’universo di Guerre Stellari.

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